Siglato il rinnovo del contratto nazionale di lavoro delle imprese artigiane dell’edilizia

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31/01/2014

"L'intesa, che interessa più di 2000 lavoratori dipendenti in provincia di Imperia, prevede un adeguamento delle retribuzioni per coprire la perdita di potere d’acquisto subita dai salari rispetto all’inflazione reale degli ultimi 3 anni e quella prevista per i prossimi 2" ha commentato Antonio Sindoni, presidente degli edili della Confartigianato di Imperia.

L’aumento previsto per tutta la durata del contratto (di 3 anni e 3 mesi, dal 1° gennaio 2013 fino al 31 marzo 2016) è pari complessivamente a 84,62 euro lordi per il primo livello, a 97,31 per il secondo, e a 110 al terzo livello. Gli aumenti saranno suddivisi in tre tranches con decorrenza gennaio 2014, gennaio 2015 e dicembre 2015. Il rinnovo è stato concluso senza la previsione di arretrati e senza la corresponsione di un importo una tantum per il periodo di carenza contrattuale.

Gli impegni assunti dalle parti riguardano anche la revisione dei meccanismi dell’Anzianità Professionale Edile (APE), l’EVR (elemento variabile della retribuzione), l’APE (anzianità professionale edile) e uno specifico protocollo sulla bilateralità che apre alla possibilità di costituire nuove casse edili artigiane.

"Le trattative, durate oltre un anno - prosegue Antonio Sindoni - sono state rese complesse dalla profonda crisi in atto, che ha colpito pesantemente le imprese ed i lavoratori, ma sono state sempre contraddistinte da un approccio costruttivo che ha consentito di giungere ad un’intesa valutata positivamente dalle organizzazioni imprenditoriali".

Intanto c'è soddisfazione da parte della Confartigianato per l'approvazione all’unanimità in consiglio regionale, dell’ordine del giorno che impegna la giunta e il presidente ad attivarsi tempestivamente nei confronti del Governo e del Parlamento affinché sia rapidamente approvata una normativa nazionale che disciplini l’accesso all’attività imprenditoriale per il settore dell’edilizia.

Sono circa quattro anni che il settore edile chiede, a più riprese, che sia definita una normativa nazionale che disciplini l’accesso alla professione. Riteniamo pertanto che l’impegno assunto dalla Regione sia un passo fondamentale sulla strada della necessaria regolamentazione di un comparto fondamentale per l’economia regionale e nazionale, oggi in profonda crisi.

Il 2013 è stato un anno critico per l’edilizia che ha accusato, in Italia, un calo occupazione del 7,1%. In Liguria, tra il 2012 e il 2013, il 5,3% delle imprese edili ha cessato la propria attività con conseguente perdita di ben 1900 posti di lavoro nel solo 2013. In questo quadro la provincia di Imperia risulta essere quella più colpita in Liguria per quel che riguarda le percentuali relative alla diminuzione del numero di imprese (-20% dal 2011 ad oggi), operai (-56,2% in tre anni) e ore lavorate (-32,4% negli ultimi tre anni e -19,5% nel solo ultimo), con numeri in negativo generalmente superiori di dieci punti rispetto alla media regionale.

Durante la scorsa legislatura era stato approvato dalla Camera dei Deputati un disegno di legge sulla regolamentazione dell’attività di costruttore edile, che non è stato mai preso in esame da parte del Senato.
A distanza di due anni, nell’attuale legislatura, è stata presentata alla Camera dei Deputati una proposta di legge contenente “norme per la disciplina dell’accesso all’attività imprenditoriale nel settore dell’edilizia”, che al momento risulta assegnata alla VII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici. A circa un anno di distanza però non è stato ancora iniziato l’esame del provvedimento e neppure sono partite le consultazioni con le associazioni nazionali del settore.

Il comparto edile, che solo in Liguria conta 27mila imprese per il 75% di natura artigiana, è l’unico settore per il cui accesso non è previsto alcun tipo di requisito minimo obbligatorio. La conseguenza diretta è che a oggi chiunque può improvvisarsi imprenditore edile senza dare garanzie sulla qualità dell’offerta alle famiglie e alle pubbliche amministrazioni. Una carenza questa che deve essere sanata con urgenza visti la peculiarità del settore, gli oneri a carico dell’imprenditore, la pericolosità degli ambienti di lavoro, l’importanza della sicurezza e della qualità delle opere eseguite, tutti elementi questi che richiedono una definizione più precisa dei requisiti necessari per accedere alla professione di imprenditore edile.

La situazione attuale lascia poi margini all’abusivismo, alla diffusione del lavoro nero, con grave danno alle imprese regolari che lavorano secondo standard di qualità e sicurezza. "Introducendo l’obbligatorietà di dimostrare il possesso di requisiti di idoneità professionale e finanziaria nonché adeguate attrezzature tecniche e coerente capacità organizzativa – analizza Antonio Sindoni - si interverrebbe positivamente sulla crescita delle imprese responsabili e sostenibili contrastando nei fatti le realtà abusive e fuori legge".

Negli ultimi anni in Liguria si è assistito anche all'inesorabile frammentazione del settore delle costruzioni con, tra l’altro, il dilagare delle partite Iva: molto spesso sono soggetti che, sfruttando le lacune normative attualmente esistenti, s'improvvisano imprenditori abbassando così la qualità del comparto e contribuendo ad alimentare anche fenomeni di concorrenza sleale. L’approvazione dell’ordine del giorno da parte del consiglio regionale rappresenta quindi un primo doveroso passo a favore delle migliaia di realtà imprenditoriali virtuose e dimostri grande sensibilità verso un comparto fondamentale per l’economia di tutta la regione.