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Paolo Figoli (Confartigianato): “La crisi occupazionale è anche una crisi culturale e formativa”

30 Agosto 2019

“Mentre a Roma Quirinale e Parlamento stanno decidendo la ricomposizione della crisi di Governo - spiega Paolo Figoli, Presidente di Confartigianato La Spezia - le imprese del territorio ci rappresentano segnali di allarme ed auspicano interventi urgenti nella politica economica e riforme. Anche l'Istat sottolinea un calo di fatturato e ordinativi a giugno, un debolissimo mercato interno ed esportazioni in calo. I dati dell'Inps non sono migliori sulla cassa integrazione attivata dalle aziende e mostra un aumento nelle domande”. Per Confartigianato è necessaria una riflessione seria sullo sviluppo del Paese che non guardi solo al breve termine. “La crisi delle piccole e medie imprese, il problema occupazionale e le ricadute nei consumi interni – prosegue Figoli – evidenziano una crisi culturale e formativa. Il tema della carenza di figure tecniche specializzate è stato sottolineato recentemente dalla vice sindaco, Genziana Giacomelli e dall'Amm. Delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono. Anche nel settore turistico ricettivo le imprese segnalano la ricerca di receptionist, barman, pizzaioli, aiuti cuoco, ecc. La ricetta per rilanciare l'impresa, per Confartigianato, oltre ad abbassare le imposte e ad alleggerire il peso della burocrazia, è quella di rivalutare il lavoro manuale. Negli ultimi trent'anni infatti c’è stata una crescente svalutazione culturale del saper fare. L’artigianato, la manifattura, la manualità sono stati dipinti come un mondo residuale, destinato al declino. Ora per riguadagnare il ruolo che gli compete c'è bisogno di robusti investimenti nell’orientamento scolastico, nell’alternanza scuola-lavoro, rimettendo al centro del progetto formativo gli istituti professionali e la formazione professionale che in passato sono stati determinanti nel favorire lo sviluppo economico del Paese. A giugno scorso anche il presidente facente funzioni della Provincia, Andrea De Ranieri aveva lanciato un grido d'allarme per il calo di iscrizioni all'istituto professionale Einaudi Chiodo. Purtroppo spesso gli Istituti professionali sono percepiti dall’opinione pubblica come scuole di serie b. Per alcuni rappresentano una soluzione per 'parcheggiare' i ragazzi che non hanno voglia di studiare, per altri sono l'ultima chance per consentire di conseguire un diploma agli alunni che hanno avuto insuccessi scolastici, maturati nei licei. E' necessario un cambio di passo. Nel Nord d'Italia molti presidenti miei colleghi segnalano la difficoltà di trovare personale disposto a fare l'autista di mezzi pesanti, i conduttori di macchine a controllo numerico, i tornitori, i fresatori, i verniciatori, ecc. Anche il mondo dell’edilizia – quello dal quale provengo e che conosco in maniera diretta – lamenta carenza di carpentieri, posatori e lattonieri. Più in generale, la piccola e media impresa di domani potrà vincere la crisi solo col saper fare, una sfida tecnologica per rilanciare anche i “vecchi saperi” vero motore della nostra eccellenza manifatturiera”.
 

 

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