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  • Sabrina Pellegrini - Accessori moda - Savona

Le previsioni occupazionali secondo uno studio di Unioncamere

28 Dicembre 2018

In provincia di Imperia si prevedono 3.030 assunzioni, nel periodo compreso tra Dicembre 2018 e Febbraio 2019, con un incremento rispetto allo scorso anno del 5,6%. A svelarlo è un monitoraggio relativo ai fabbisogni occupazionali delle imprese, effettuato da Unioncamere in collaborazione con Anpal. Lo studio evidenzia una propensione alla crescita occupazionale attraverso la ricerca di figure professionali che, nel corso degli anni, tende sempre più a privilegiare competenza, esperienza nei vari settori e disponibilità.

Secondo l’analisi diffusa da Unioncamere, su oltre un milione e 102 mila assunzioni programmate dalle imprese a livello nazionale, in Liguria ne sono previste 25.700 (il 2,3% del totale). Rispetto allo stesso periodo di un anno fa, quando le opportunità di lavoro previste erano 24.370, si registra una crescita complessiva della domanda pari al 5,5%. Le due province liguri per le quali si prevede uno sviluppo percentuale più sostenuto della domanda sono La Spezia e Imperia. Nell’estremo ponente, sul totale delle imprese con dipendenti intervistate, il 19,2% prevede nuove assunzioni e nell’estremo levante la percentuale sale al 19,6%.

Le professioni più richieste in provincia di Imperia saranno cuochi e camerieri (730), personale nei servizi di pulizia (390), commessi (280) e operai specializzati nell’edilizia (150).

A livello regionale nel trimestre in esame, il 78% delle assunzioni programmate sarà assorbito dai servizi, in particolare commercio che ha registrato un aumento tendenziale della domanda pari al 40,8%, e turismo (+11,7%). Rispetto alla classe dimensionale delle imprese, il 65% delle entrate riguarderà quelle con meno di 50 dipendenti. In Liguria diminuisce leggermente la richiesta di giovani con meno di 30 anni (dal 37% al 32%). Nessun cambiamento per quanto riguarda le tipologie di contratto offerte: nel 28% dei casi saranno a tempo indeterminato e per il restante 72% a termine. Infine dallo studio si evidenzia un aumento della difficoltà da parte delle imprese a reperire le figure ricercate, dal 21% al 32%.

 

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