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Dai dati Confartigianato emerge la crescita del settore moda. Serve però un contrasto alla contraffazione

13 Luglio 2017

Sono 1.270 le imprese artigiane in Liguria della Moda (tessile, abbigliamento, calzature, accessori, gioielli e orologi) che complessivamente, comprese anche le altre imprese del settore, contano 2.148 addetti. Una realtà che, nel corso del 2016, ha registrato 151 milioni di euro in Export pari al 14,7% del valore aggiunto. I dati sono stati diffusi dalla Confartigianato in occasione del convegno ‘La filiera della legalità’ svolto a Milano.

Durante l’appuntamento è stato presentato un rapporto sul trend del settore della moda italiana e sulle minacce della contraffazione. La moda italiana è la più bella del mondo ma anche la più ‘copiata’: un primato negativo, quello della contraffazione, che colpisce le nostre imprese del settore sottraendo loro 9,9 miliardi l’anno a livello nazionale in termini di mancate vendite. I danni della contraffazione si riflettono anche sull’occupazione, impedendo alle imprese di creare 88.500 posti di lavoro.

Nel lanciare l’allarme, la Confartigianato denuncia come i ‘falsi’ colpiscano uno dei settori più vitali del made in Italy e ad altissima vocazione artigiana: nel fashion operano infatti 78.416 imprese artigiane (il 55,4% delle 141.523 aziende complessive del settore) che danno lavoro a 205.504 addetti (poco meno della metà dei 550.425 addetti totali)”.

Secondo la rilevazione di Confartigianato, a livello mondiale i ‘falsi’ nel settore della moda valgono 66,3 miliardi di euro e rappresentano il 32% di tutte le merci contraffatte. L’Italia è il secondo Paese al mondo, dopo gli Usa, per il maggior danno alle imprese da violazione dei diritti di proprietà intellettuale derivante dalla contraffazione. Tra il 2008 e il 2016, il 64% dei sequestri eseguiti in Italia riguarda proprio merci del settore moda, per un valore di 3,3 miliardi.

Cina, Turchia e Thailandia sono i primi tre Paesi da cui proviene la maggior parte delle merci ‘taroccate’ della moda destinate al mercato europeo e che transitano soprattutto a Hong Kong, Singapore e Iran. Dalla Cina, in particolare, arriva il 41,8% dei prodotti sequestrati nell’Unione europea nel 2015.

Ma il mercato del falso alimenta sommerso e attività illegali anche nel nostro Paese: quello della moda è infatti il settore manifatturiero con il maggior tasso di irregolarità, pari all’11,1%, dell’occupazione del settore.

Il commercio on line ha contribuito ad espandere il fenomeno dei falsi. In 5 anni infatti, nell’Unione europea, è aumentato dal 5,7% a quasi il 23% il valore dei sequestri di merce contraffatta spediti per posta e corriere espresso.

Dalla rilevazione di Confartigianato emerge che nel 2017 le aziende italiane della moda hanno fatto registrare la crescita del 2,9% del fatturato e contribuiscono a mantenere in attivo la nostra bilancia commerciale: lo scorso anno l’export italiano ha totalizzato 61 miliardi di euro, con un aumento dell’1% rispetto al 2015.

La tenuta sui mercati esteri è accompagnata da una ripresa dei consumi interni: la spesa degli italiani in abbigliamento e calzature è aumentata dello 0,4% tra il 2015 e il 2016, attestandosi ad una media per famiglia di 118 euro mensili per abbigliamento e calzature.

 

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